Codice Appalti: gli archeologi soddisfatti dal Correttivo

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Nel pur complesso iter del Correttivo al Codice Appalti, un punto qualificante riguarda la corretta tutela del patrimonio archeologico, seppur senza compromettere la rapidità dei lavori. Per raggiungere l'obiettivo, già nella versione del 2016 si pensava di introdurre una norma di dettaglio, ma tale ipotesi era poi stata scartata. Il Correttivo ritorna sulla decisione e un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (da adottare entro la fine dell'anno) servirà proprio ad assicurare l'efficacia e la velocità delle verifiche sull'eventuale interesse archeologico delle aree interessate dalla realizzazione delle opere.

Il soprintendente può attivare le procedure di controllo entro 30 giorni dal ricevimento del progetto di fattibilità. Per le grandi opere infrastrutturali il termine è di 60 giorni. Nei successivi 30 giorni, il soprintendente stipula un accordo con la stazione appaltante per disciplinare le forme di coordinamento e di collaborazione con il responsabile del procedimento. Nell'accordo si possono definire procedure graduate in base alla complessità degli interventi. Secondo il presidente dell'Associazione nazionale archeologi, Salvo Barrano, questa modifica rappresenta “un importante successo per tutta la categoria”. “La previsione di un termine certo è un elemento fondamentale – ha aggiunto Barrano – per evitare quanto successo con la precedente norma del 2005, con ben 12 anni di ritardo sulle linee guida”.

 

“La mancanza di standard in questi 12 anni – ha sottolineato la coordinatrice centro-sud Paola Tagliente – ha permesso il proliferare di attività al di sotto della soglia della decenza a tariffe ridicole. Un danno enorme sia per la qualità della progettazione, per la tutela del patrimonio archeologico e per i professionisti archeologi, rispetto al quale speriamo si volti pagina per sempre”.