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Gli pneumatici nell’economica circolare

26/10/2017

Pubblicato da Redazione

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Maggiore attenzione al settore dello pneumatico ricostruito e attuazione di politiche legislative che possano favorirne la crescita: sono queste le richieste emerse durante la prima giornata della 55a Assemblea Generale dell’Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) tenutasi a Lido di Camaiore (Lucca) alla presenza di esperti del settore e rappresentanti istituzionali.

A supportare le istanze, i vantaggi ecologici che è possibile ottenere nel processo di ricostruzione di uno pneumatico rispetto alla produzione di uno nuovo: riduzione del 70% delle materie prime utilizzate e contenimento fino al 37% delle emissioni di CO2. “Grazie all’uso di pneumatici ricostruiti - ha evidenziato il presidente di Airp, Stefano Carloni, nella sua relazione introduttiva -  il nostro Paese risparmia in media annualmente 29,4 milioni di litri di petrolio e 21.600 t di materie prime strategiche ed è anche possibile evitare l’immissione nell’ambiente di circa 26.000 t di PFU (pneumatici fuori uso). Con la ricostruzione si può infatti allungare il ciclo di vita di uno pneumatico e quindi rallentare la trasformazione delle gomme in rifiuto. Il pneumatico ricostruito può quindi essere considerato a tutti gli effetti un esempio virtuoso di economia circolare”.

All’assemblea ha partecipato anche il senatore Stefano Vaccari, capogruppo del PD in Commissione Ambiente, il quale ha dichiarato che "in una prospettiva europea di economia circolare l'esperienza di AIRP rappresenta senza dubbio un’eccellenza italiana. L’innovazione presentata all'assemblea nazionale attraverso un diverso modo di concepire l’offerta, dalla vendita del prodotto alla gestione del servizio, è l'ulteriore dimostrazione di questa capacità. Nella legge di bilancio 2018 si tratta di trovare gli spazi concreti per dare a questa eccellenza una risposta positiva per affrontare anche forme di concorrenza sleale".
Il presidente Carloni ha anche rimarcato come il settore dello pneumatico ricostruito rappresenti un tassello fondamentale non solo nella costruzione di un’economia circolare che incentivi il riuso e quindi la sostenibilità ambientale, ma anche nella crescita di imprese e occupazione: “Stiamo parlando di un settore che in Europa rappresenta 32.000 posti di lavoro tra occupati diretti e indotto e genera ogni anno quasi 2 miliardi di fatturato e 600 milioni di gettito fiscale. È un’attività a forte intensità di manodopera, perché a parità di utilizzo, uno pneumatico ricostruito sostiene 4,3 volte i posti di lavoro di uno pneumatico nuovo”.
L’intervento di Carloni ha anche messo in luce come l’industria italiana del ricostruito rappresenti un’eccellenza nel settore a livello internazionale in termini di qualità dei materiali, di tecnologia e di manodopera specializzata. Tuttavia, negli ultimi tempi sono emersi alcuni fattori critici che hanno rallentato il processo di crescita del settore, come dimostra la notevole contrazione del mercato registrata negli ultimi anni. Ciò è dovuto alle difficoltà riscontrate dal settore dell’autotrasporto e alla crescente concorrenza di pneumatici nuovi a basso costo e non ricostruibili. “Quello che oggi si dovrebbe far comprendere – ha concluso Carloni – è l’enorme danno economico e ambientale che si genera dall’utilizzo diffuso dell’usa e getta. È una perdita di valore su tutta filiera: produttori, rivenditori, ricostruttori, utilizzatori, recuperatori, tutti quanti avrebbero solo vantaggi dalla ricostruzione degli pneumatici”.
Per intervenire in favore del settore, Airp ha avanzato una serie di proposte mirate, a partire dall’introduzione di un credito di imposta a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi cessionari, nella misura del 20% dell’imponibile IVA relativo all’acquisto di pneumatici ricostruiti per i veicoli aziendali: una misura di fiscalità ambientale che senz’altro offrirebbe un’importante leva al mercato, valorizzando concretamente la virtuosità ambientale della ricostruzione

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