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L’edilizia alla prova dei conti

05/11/2023

Pubblicato da Redazione Redazione

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Con l’avvicinarsi della fine dell’anno è tempo di fare i bilanci per il comparto delle costruzioni. Le stime dicono che si chiuderà in positivo, tuttavia sul futuro della filiera persistono alcune ombre: inflazione, aumento dei costi dell’energia, instabilità geopolitica e il taglio del Superbonus sono le sfide principali per l’avvio del 2024.

 

Per fotografare lo stato di salute e i trend di mercato del settore edile bisogna innanzitutto tenere conto del contesto e dell’economia italiana nel suo complesso. Dopo un inizio 2023 caratterizzato da una variazione positiva del PIL al di sopra delle attese (+2% nel primo trimestre su base annua) la crescita dell’economia italiana sembra aver perso slancio, mostrando un andamento debole durante la primavera. A conferma di ciò le recenti stime dell’Istat indicano che l’aumento tendenziale del PIL, nel secondo trimestre del 2023, si attesta a +0,4%, delineando quindi una sostanziale stagnazione. Questo risultato è la sintesi di andamenti contrapposti nelle sue componenti: i consumi manifestano ancora una variazione positiva (+1,0%), sebbene in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti; di contro, si osserva una prima inversione di tendenza degli investimenti (-0,6%), che non si verificava dal terzo trimestre del 2020. Quasi nullo anche il contributo delle esportazioni (+0,4%), che risentono delle difficoltà economiche della Germania, il principale partner commerciale dell’Italia. 

La performance sottotono del PIL è la conseguenza di diversi fattori, tra cui i più rilevanti risultano essere la persistente inflazione e il continuo incremento dei tassi di interesse. In dettaglio, la lenta discesa del prezzo dei beni sta mettendo a dura prova i consumi delle famiglie e il conseguente rialzo dei tassi di interesse operato dalla BCE ha frenato gli investimenti, in contrazione a causa della scarsità del credito e del suo elevato costo. Per il 2023 le ultime previsioni della Commissione Europea indicano per l’Italia un aumento del PIL del +0,9% su base annua, una stima rivista al ribasso rispetto al +1,2% formulato a maggio scorso. In questo scenario d’incertezza, ancora una volta un ruolo decisivo per la crescita sarà svolto dalle costruzioni, attraverso l’apporto positivo che dovrebbe arrivare dall’attuazione delle opere previste dal PNRR. 

 

Investimenti in flessione

In questo panorama, come evidenzia l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) nel report Edilizia Flash di settembre 2023 gli investimenti in costruzioni (al lordo dei costi per trasferimento di proprietà), dopo un primo trimestre d’anno caratterizzato da un andamento ancora positivo (+0,5%), hanno registrato una prima flessione, cosa che non si verificava dal secondo trimestre del 2020. In particolare, secondo i dati Istat, gli investimenti nel settore sono diminuiti del -4,8% su base annua nel secondo trimestre del 2023, sintesi di una significativa riduzione delle abitazioni (-7,7%), e di un più contenuto calo dei fabbricati non residenziali e di altre opere (-1,7%). Il dato negativo del secondo trimestre, sebbene ancora provvisorio, porta a registrare nel primo semestre un calo complessivo dei livelli produttivi del settore del -2,2% su base annua. Questo risultato si riflette negli investimenti in abitazioni, che manifestano una diminuzione del -5,4% rispetto al primo semestre 2022; di contro, il comparto non residenziale risulta ancora positivo (+1,5%). 

Il segmento più debole risulta quindi essere quello residenziale, sul quale sicuramente stanno incidendo le numerose modifiche intervenute per depotenziare il Superbonus e i continui aumenti dei tassi d’interesse, che stanno rendendo sempre più oneroso il costo del mutuo. Inoltre il mercato immobiliare residenziale nel secondo trimestre del 2023 ha registrato un’ulteriore flessione, dando seguito alla tendenza negativa in atto dalla fine dell’anno scorso (-8,3% nel primo trimestre del 2023 e -2,1% nel quarto trimestre del 2022). Gli ultimi dati disponibili dell’Agenzia delle Entrate confermano questo trend, con un calo tendenziale nel numero delle abitazioni compravendute del 16%, sintesi di una contrazione del 17,2% per i comuni capoluogo e di una flessione più contenuta per comuni minori del 15,4%. Nonostante tutto ciò la previsione dell’Ance per il 2023, formulata a maggio scorso, è di un aumento degli investimenti in costruzioni del 5,4% rispetto al 2022, mutuata, in particolare, dalle prospettive di sviluppo legate alla realizzazione delle opere pubbliche contenute nel PNRR. 

 

La produzione

Aumentare la produttività rimane la grande sfida del comparto. L’indice Istat della produzione nelle costruzioni (comprensivo anche della manutenzione ordinaria) corretto per gli effetti di calendario, mostra primi segnali di rallentamento. In particolare, il dato provvisorio di maggio 2023 indica una flessione del 6,5% su base annua, in parte spiegata dal confronto con il mese di maggio dello scorso anno che aveva registrato un notevole incremento dei livelli di produzione (+18,2%), tra i più elevati del 2022. La produzione settoriale nei primi cinque mesi del 2023, quindi, risulta in diminuzione del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel mese di giugno 2023 inoltre, secondo i dati del monitoraggio CNCE (Commissione nazionale paritetica per le Casse Edili) elaborati su 113 casse edili, sia il numero delle ore lavorate che quello dei lavoratori iscritti hanno registrato un’ulteriore diminuzione su base annua, che si attesta rispettivamente al 2,3% e al 1,4%. Complessivamente, nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2023, si osserva come le ore lavorate siano rimaste stabili in confronto ai valori dell’anno precedente (+0,1%), con il numero di lavoratori iscritti che invece risulta in aumento del 2,2%. 

 

Superbonus: lo stato dell’arte

In vista dell’imminente scadenza al 31 dicembre 2023 per la conclusione degli interventi sui condomini eseguiti con il Superbonus la filiera chiede di individuare una rapida soluzione alle decine di migliaia di cantieri che, anche in virtù del caos normativo e applicativo dello strumento, non riusciranno a terminare i lavori in tempo utile. Quali sono i numeri di quest’anno legati al Superbonus (110%-90%)? Nel mese di agosto 2023, secondo il monitoraggio Enea-MASE, sono stati registrati 3.356 nuovi interventi legati all’efficientamento energetico sostenuti dall’incentivo, per un ammontare di 2 miliardi. In confronto al mese precedente (luglio 2023) si registra una flessione del 30,2% nel numero dei lavori e del 34,1% nell’importo. Su tale dinamica hanno inciso in parte le consuete chiusure estive che caratterizzano il mese di agosto. Dall’inizio del provvedimento, però, il numero totale degli interventi agevolati con il Superbonus energetico ha raggiunto le 425.351 richieste, per un investimento complessivo di oltre 86,3 miliardi di euro (comprese le somme non ammesse a detrazione). Con riferimento alla tipologia di edificio, l’analisi dei dati cumulati mostra che la maggior parte degli interventi continua a riguardare quelli unifamiliari (55,6%) e le unità immobiliari indipendenti (27%). I condomini rappresentano il 17,4% del totale degli interventi. Per ciò che riguarda gli importi, tuttavia, i lavori sui condomini hanno un’importanza significativa, incidendo per il 54,7% dell’ammontare complessivo (ovvero 47,2 miliardi sugli 86,3 totali). Limitando la lettura dei dati al solo mese di agosto 2023 si osserva che gli interventi relativi alle unifamiliari, complice l’imminente scadenza della proroga dell’agevolazione 110%, erano pari solo al 3,5% dell’importo totale degli investimenti, contro il 44% di un anno fa. Decisamente contenuta anche la quota delle unità immobiliari indipendenti, che si attesta allo 0,8%, con il restante 95,7% che riguarda i lavori afferenti ai condomini. A livello territoriale, relativamente ai dati cumulati, si conferma una maggiore concentrazione degli interventi al Nord (51,1%), con il Sud (28,7%) e il Centro (20,2%) a seguire. Analoga la distribuzione degli importi, dove la macroarea settentrionale rappresenta il 51,7% degli importi aggregati, seguita dal Mezzogiorno con il 29,2% e dal Centro con il 19,1%. Il trend è confermato dalla distribuzione regionale dei lavori: al primo posto si posiziona la Lombardia, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Allo stesso modo, le performance delle quattro principali regioni meridionali - Sicilia, Puglia, Campania e Sardegna - continuano a risultare sostenute, sebbene in rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Il Superbonus, in questi due anni, ha dimostrato di essere un importante driver di sviluppo sia per il settore delle costruzioni che per l’intera economia. Secondo l’Istat, infatti, la crescita complessiva del prodotto interno lordo nel biennio 2021-2022 si attesta al +10,9%, grazie all’importante contributo degli investimenti in costruzioni, trainati proprio dagli incentivi fiscali (Superbonus e bonus ordinari). In particolare, l’Ance stima che circa un terzo della crescita del PIL nei periodi considerati è attribuibile all’edilizia. La misura di incentivazione fiscale, grazie anche alla possibilità di cedere il credito tramite le operazioni di sconto in fattura, ha dato il via a un importante processo di efficientamento del patrimonio immobiliare italiano estremamente energivoro e vetusto. Il 74,1% degli edifici, infatti, è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della legislazione sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica. L’evidenza di una prima diffusa riqualificazione degli immobili trova riscontro nell’elaborazione effettuata dall’Ance prendendo a riferimento il patrimonio immobiliare residenziale. Dall’analisi emerge che a livello nazionale il 5% degli edifici residenziali è stato sottoposto a interventi di efficientamento energetico, con dei picchi per le regioni più virtuose, quali Veneto, Trentino Alto-Adige e Toscana, che arrivano a toccare valori compresi tra il 7% e l’8%. Nelle regioni meridionali quest’incidenza (3,7%) si attesta al di sotto della media nazionale, principalmente a causa del clima più caldo e della maggiore rilevanza di edifici moderni (costruiti dopo il 1980) sul patrimonio totale. 

Alla luce di questo scenario, secondo numerosi player della filiera è necessario concepire il Superbonus non più come una misura emergenziale e temporanea, ma come un elemento centrale per una più vasta politica energetica e di sicurezza per il settore edilizio. Da questo punto di vista l’Ance ha proposto una rimodulazione del Superbonus, con la finalità di renderlo una misura strutturale. La proposta, che mira a salvaguardare l’attuale regime dei controlli, privilegia la riqualificazione a livello di immobile, piuttosto che quella relativa alla singola abitazione, in maniera tale da incentivare l’efficientamento di circa 120.000 edifici l’anno. L’Ance ritiene opportuno mantenere un’aliquota di detrazione fiscale pari al 70% per quegli interventi che portino al miglioramento di una classe sismica o di quattro classi energetiche, aliquota che verrebbe elevata al 100% nel caso di soggetti con quoziente familiare al di sotto di 15.000 euro. Allo stesso tempo è di fondamentale importanza ripristinare la cessione del credito, sia per i capienti che per gli incapienti, e l’istituzione di un fondo ad hoc per l’erogazione di mutui verdi garantiti dallo Stato che permettano di finanziare le spese eccedenti.

 

Chiusura anno a +4%: le stime di Federcostruzioni

Nonostante l’inflazione e le difficoltà incontrate nell’ultimo anno nell’utilizzo degli incentivi fiscali il settore costruzioni mostra di essere una filiera forte, in grado di sostenere il PIL del Paese. Ma quali sono le prospettive per fine 2023 e per il prossimo futuro? Secondo Federcostruzioni il bilancio sarà ancora positivo, con una crescita del settore pari al 4%. I numeri del 2022, confrontati con quelli già molto positivi del 2021, sono piuttosto elevati: il comparto delle costruzioni ha raggiunto un valore totale della produzione di circa 600 miliardi di euro, con un aumento di 100 miliardi (+19,6%) rispetto all’anno precedente, dovuto soprattutto all’impatto decisivo dei bonus fiscali e del PNRR. Guardando al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 108 miliardi degli investimenti riguardano proprio il mondo delle costruzioni; in più, il 78% della spesa già fatta del PNRR riguarda investimenti in costruzioni. Dati confortanti anche per l’occupazione: a fine 2022 il numero di addetti era di poco più di 3 milioni di unità, ben 250.000 unità in più (+9%) sul 2021. Questo è quanto emerge dal Rapporto Federcostruzioni, presentato durante l’evento inaugurale di SAIE- Fiera delle Costruzioni di Bari. Il tutto, con un notevole impatto su tutto il tessuto economico del Paese: negli ultimi due anni, secondo il MEF, oltre la metà della crescita del PIL italiano è attribuibile all’edilizia e alla sua lunga filiera produttiva. 

 

La sfida della riqualificazione abitativa

Particolarmente importante per la filiera è il capitolo della riqualificazione abitativa, anche se per ora l’entrata in vigore della direttiva sulle case “green” è stata posticipata. La misura prevedeva obblighi stringenti di adeguamenti energetici entro il 2030. Il trilogo (Consiglio europeo, Parlamento e Commissione) non ha trovato un accordo e la data è stata quindi spostata a un simbolico 2050. Sono inoltre ancora tutti da definire i termini dell’efficienza e dei consumi. In ogni caso, il patrimonio edilizio italiano è vecchio: il 75% è nelle classi energetiche più basse, per il 35% nella G, la meno efficiente. Metà delle case italiane ha più di 50 anni, meno dell’8% è stato edificato dopo il 2000. Quindi sarebbe generalizzato l’impatto della normativa europea che richiederà di riqualificare tutti gli edifici residenziali almeno in classe E, tre anni dopo in D. Per l’Italia vorrà dire intervenire su 9 milioni di edifici sui 12 milioni totali. In questo contesto, il Superbonus e gli altri incentivi hanno supportato la capacità di spesa delle famiglie, come conferma il Centro Studi ANCE, che ha stimato al 30 settembre 2023, circa 430.000 interventi di efficientamento energetico.

 

I prezzi dei materiali da costruzione 

Nei primi otto mesi del 2023 il costo dei beni energetici e delle materie risulta in rallentamento rispetto ai massimi storici registrati nell’estate 2022. Dagli indicatori a disposizione si osserva, infatti, come i rincari, registrati già a partire dalla fine del 2020 - a seguito della ripresa post pandemica e accentuatisi notevolmente in seguito allo scoppio del conflitto Russia-Ucraina - abbiano ampiamente superato la fase di picco. In particolare, nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2023 il prezzo del gas naturale ha registrato una forte contrazione in confronto ai valori rilevati nello stesso periodo dell’anno precedente (-67,1%), attestandosi su dei livelli in linea con quelli riportati a luglio 2021. Questa discesa, favorita dalla ripresa delle catene di approvvigionamento e dall’elevato riempimento degli stoccaggi in vista della stagione invernale, ha trainato verso il basso anche il costo dell’energia elettrica (-59,4% su base annua), essendo il gas uno dei principali combustibili utilizzato per alimentare le centrali termoelettriche. Il calo del prezzo dell’energia, a sua volta, ha influenzato anche il costo delle materie plastiche, caratterizzato da nette diminuzioni tendenziali (Polipropilene -32,8% e PVC -42,1%). Un andamento simile, anche se meno marcato, caratterizza il petrolio e il gasolio (-23,6% e -26,5% rispettivamente in confronto ai primi otto mesi del 2022). Con riferimento ai prezzi di alcune commodity non energetiche impiegate nel settore delle costruzioni si notano delle variazioni negative più contenute per il rame (-7,6%) e il bitume (-13,3%), in confronto a quella del ferro tondo per c.a. (-24,0%). 

In particolare, come si evince dal World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale di luglio 2023, il valore dei primi due è stato sostenuto dalla forte ripresa dell’attività manifatturiera in Cina nella prima parte dell’anno e dall’espansione degli investimenti infrastrutturali in India. Di contro, la performance del ferro tondo per c.a. ha fortemente risentito della debolezza dell’industria in tutta l’area Euro, che ha innescato un deciso calo nel consumo dei prodotti siderurgici. In questo scenario, caratterizzato da un’importante flessione dei prezzi dei principali materiali, è importante osservare come il loro livello superi ancora di molto le medie del periodo pre-pandemico.

 

I lavori pubblici 

Nell’ambito dei lavori pubblici, come rilevato dal monitoraggio ANCE-Infoplus, il 2022 ha visto la pubblicazione di circa 23.000 gare per lavori pubblici per un ammontare corrispondente di 72,3 miliardi. Rispetto al 2021 la domanda è notevolmente accelerata in termini di importi banditi, posizionandosi a un livello più che doppio (+123%) rispetto a quanto registrato nel 2021 (32 miliardi). A luglio 2023, secondo il monitoraggio Ance-Infoplus, con 1.816 gare pubblicate per un importo di circa 10 miliardi di euro i bandi di gara per lavori pubblici hanno segnato un aumento del 15,7% nel numero rispetto allo stesso mese del 2022 e del 80,9% per quanto concerne il valore bandito. Con il dato di luglio, il valore posto in gara nei primi sette mesi dell’anno ha raggiunto i 53,5 miliardi di euro. Come emerge dai dati, l’entrata in vigore del nuovo codice degli appaltati pubblici, il 1° luglio scorso, non ha comportato il temuto blocco dell’attività. Su tale dinamica ha certamente influito la pubblicazione delle opere afferenti al PNRR e al PNC, che continuano a seguire le procedure legate al “vecchio” codice. Rispetto al mese precedente, tuttavia, si rileva una diminuzione sia nel numero (-45,1%) che nell’importo (-21,8%). Questa flessione risente di un confronto con un mese di giugno dai livelli eccezionali (12,8 miliardi di opere bandite), i più elevati dall’inizio dell’anno. Su questo risultato ha senz’altro influito la tendenza ad anticipare la pubblicazione di bandi rispetto all’entrata in vigore del nuovo codice. Tra i bandi più rilevanti pubblicati nel mese di luglio si segnalano: i lavori della linea ferroviaria Torino-Lione, per un importo di circa 3 miliardi; i lavori per la manutenzione straordinaria delle opere civili della sede ferroviaria, per un importo di 828 milioni; il potenziamento della linea ferroviaria Rho-Arona per la tratta Rho-Gallarate, pubblicato da RFI, per circa 259 milioni; 20 lotti banditi dalla Giunta Regionale della Campania per la realizzazione di edifici pubblici quali Case della Comunità, Ospedali della Comunità e Centrali Operative Territoriali, per un totale di circa 325 milioni. Con riferimento agli enti appaltanti, nei primi sette mesi del 2023 si sono registrati importanti aumenti per le società a partecipazione pubblica; nello specifico, l’ANAS è passata da un valore bandito di 60 milioni nel 2022 a un valore di 4,6 miliardi e RFI che ha visto quasi quadruplicare l’importo posto in gara. Anche le amministrazioni locali, con un aumento nell’importo bandito di oltre il 200%, si confermano protagoniste della sfida del PNRR. Questa accelerazione, rispetto ai primi sette mesi del 2022, è sicuramente influenzata dalla situazione di stasi verificatasi in attesa della ripartizione del Fondo per l’avvio delle opere indifferibili, istituito dal Decreto “Aiuti” (DL 50/2022), il quale consentiva l’adeguamento dei prezzi delle opere finanziate nell’ambito del PNRR e del Fondo Complementare. Quest’ultima, avvenuta con Decreto firmato dal Ragioniere Generale dello Stato il 18 novembre 2022, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 278 del 28 novembre 2022, ha poi comportato nel mese di dicembre un’accelerazione senza precedenti. 

 

L’annosa questione dei crediti incagliati

I crediti incagliati relativi al superbonus e ai bonus edilizi rischiano a breve di non essere più utilizzabili. Allo scorso 31 agosto 2023 ammontava a quasi 147 miliardi di euro il valore delle somme relative ai bonus edilizi, dato fornito dall’Agenzia delle Entrate. Dei crediti in questione, circa 23 miliardi risultavano fruiti in compensazione. Sul tema è intervenuta anche l’ABI, Associazione Bancaria Italiana, nel corso dell’audizione presso le commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato sulla Manovra 2024. Nell’audizione è stato sottolineato che “quello che noi oggi stiamo osservando è che c’è uno sforzo del settore bancario per cercare di riattivare questo circuito di cessione e riacquisto dei crediti, però ovviamente è una procedura che ha tempi più lunghi rispetto a soluzioni più dirette”. Questa situazione mette a rischio quasi 95.000 interventi: “In un momento storico che vede l’industria fiaccata da crisi delle materie prime, rialzo dei tassi e non ultimo dagli effetti dei conflitti internazionali, il problema dei crediti incagliati mette duramente a rischio l’intera filiera dell’impiantistica edilizia, proprio quando nel comparto iniziavano a vedersi timidi segnali di crescita”, hanno dichiarato i presidenti di Anima, Angaisa e Federcostruzioni, Marco Nocivelli, Maurizio Lo Re e Paola Marone. Da una stima di Federcostruzioni, elaborata sui dati Cresme, emerge che rispetto ai circa 30 miliardi di crediti incagliati stimati ci sono più di 51.000 imprese esposte al fallimento e un numero ancora maggiore di occupati a esse collegati, e quindi di famiglie di lavoratori il cui sostentamento è a rischio, stimabile in circa 150.000 famiglie. Proseguono gli esponenti delle associazioni: “I meccanismi di cessione del credito e dello sconto in fattura molto utilizzati nell’ambito dell’impiantistica e in generale da tutta l’edilizia hanno reso possibile gli interventi di riqualificazione ed efficientamento del patrimonio immobiliare. A nome dell’intera filiera dell’edilizia e dell’impiantistica apprezziamo che il Governo e le regioni si stiano muovendo per proporre soluzioni concrete in difesa delle imprese, ma ribadiamo che occorre agire tempestivamente a livello nazionale, perché il settore sta vivendo una crisi che rischia di lasciare a casa migliaia di lavoratori. Infine, in vista dell’imminente scadenza al 31 dicembre 2023 per la conclusione degli interventi sui condomini eseguiti con il Superbonus, è assolutamente necessaria una proroga tale da permettere una conclusione ordinata alla misura, che eviti la perdita improvvisa di centinaia di migliaia di posti di lavoro, l’insorgere di un enorme contenzioso tra condomìni e imprese e scongiuri la corsa forsennata già in atto per finire i lavori, con conseguente rischio sia per la sicurezza dei lavoratori coinvolti che per la qualità degli interventi eseguiti”.

 

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